I Ghiri sulla Pietra di Bismantova
14 ottobre 2019
“Un giorno, improvvisamente, riuscirai a mettere insieme tutti i passi, le posizioni e i movimenti che ti ho insegnato. E scrollandoti di dosso la paura, diventerai un climber!”. Credo mi ricorderò per sempre questa frase. Non solo perché non mi è ancora successo, ma perché nella sua semplicità mi ha in uguale misura spaventato ed incoraggiato a continuare, anche ora che il corso è finito. E devo ringraziare il mio istruttore per questo…

Da qualche mese ho terminato un percorso bellissimo, quello del Corso di Alpinismo, che mi ha cambiato. Sicuramente in positivo, perché ho conosciuto nuovi amici e ho iniziato a rapportarmi con la montagna in modo totalmente diverso. La montagna ti insegna ad essere onesto con te stesso, con i tuoi limiti e con i tuoi problemi. E con la stessa onestà, ti obbliga ad affrontarli e gestirli con tutte le tue forze e le tue capacità.

Ho sempre pensato che, finita un’esperienza così bella e cosi completa dal punto di vista istruttivo ed umano, iniziarne subito un’altra possa essere ridondante e spesso ripetitivo ed il risultato non possa che essere deludente. È stato tutto l’opposto.

Il Corso di Arrampicata è completamente diverso dal precedente ma ugualmente elettrizzante. Molto più breve ed intenso, carico di fatica e allegria, di amicizia e perseveranza. Niente più montagne da salire o ghiacciai da affrontare, niente piccozze, niente ramponi. Niente zaini pesanti, niente levatacce alle 3 di mattina…. La falesia non richiede di alzarsi prima dell’alba, non esige indumenti pesanti perché non impone freddo estremo o vento tagliente. Ha altre regole, ugualmente ferree e inderogabili. Certo non servono gli scarponi da ghiaccio, quelli che quando cammini ti senti un robot, ma le scarpette da arrampicata dopo pochi minuti te li fanno rimpiangere, perché in fondo quei bestioni pesanti come massi non sono nulla in confronto a queste specie di pantofole dure e rigide, troppo corte per essere calzate senza evocare tutti i santi del calendario, ma pur sempre fedeli compagne in ogni uscita. Non ci sono progressioni su ghiaccio, ma progressioni su roccia e il ‘passo passo e picca’ ora è ‘respira spingi e bilancia’, la progressione in conserva è diventata top rope e l’adrenalina per la discesa in corda doppia è aumentata con la prova di trattenuta voli, quella del “Mi butto? Mi tieni? Sei sicuro? Hai controllato bene? Mi butto davvero?”.

In arrampicata capisci che la forza non è nulla, senza tecnica e concentrazione, comprendi l’essenza della parola ‘lucidità’ quando ti trovi su una parete strapiombante, sei in equilibrio con la punta dei piedi su una minima sporgenza di roccia e quelle dannate scarpette di sette numeri in meno che ti stanno disintegrando il piede non vogliono saperne di muoversi. Ti tremano le gambe, le braccia non ti tengono e senti in lontananza la voce dell’istruttore che ti dice “calma, ragiona, fai un passo al centro con la gamba destra e bilancia il corpo”. E tu vorresti urlare: “Ma quale calma! Ma quale passo al centro, voglio scendere! Qual è la gamba destra? Come mi chiamo??” e invece dalla bocca ti esce un timido: “Ok! Ora ci provo!”. E ci provi, e ci riprovi. A volte non riesci, a volte cadi. Ma quando ci riesci l’emozione è grande, immensa, sembra l’impresa della vita. E cosi piano piano impari, grazie anche alla pazienza del tuo istruttore che spesso deve ricordarti anche di chiudere la bocca o addirittura di respirare. Ma lo fa con pazienza, motivandoti, sorridendoti. E si complimenta con te quando riesci, perché sa che per quanto piccolo, hai fatto un passo avanti. E sarà l’insieme di questi passi a farti migliorare, a farti superare le paure, a farti diventare, appunto, un climber!

Una cosa non è cambiata in questo corso. I miei compagni di viaggio. E non intendo che ci sono le stesse facce, anche se qualche amico del corso precedente mi ha accompagnato anche in questa avventura. Intendo che anche questa volta, come nella precedente, ho ritrovato nelle persone vicine la stessa voglia, la stessa passione e la stessa spensieratezza che ha reso il corso di arrampicata un’esperienza indimenticabile. Perché quando unisci la passione all’allegria, la serietà al divertimento, la dedizione alla follia, il risultato non può che essere straordinario. E cosi come qualche mese fa, mi ritrovo a scrivere queste poche righe per ringraziarvi tutti, nessuno escluso, per quello che mi avete dato.

Grazie innanzitutto agli amici del corso, quelli che già conoscevo e quelli che ho conosciuto, per le fantastiche esperienze che abbiamo condiviso. Il respiro non mi è mancato solo quando ero imbalsamato alla parete, ma anche per le risate durante le uscite, le merende, le serate. Non è certo un addio né un arrivederci perché la passione che ci unisce ci porterà sicuramente a rivederci presto.

Grazie agli istruttori, al mio istruttore Lino che mi ha accompagnato dalla prima uscita del corso di Alpinismo fino all’ultima di questo corso, dimostrando non di essere non solo paziente e generoso, ma anche un pochino sadico! E grazie anche a tutti gli altri istruttori Edo, Gigi, Matteo, Morena, Lucio, Pietro, Raffa e Raffo. Ognuno di voi, in momenti diversi, mi ha dato un pezzo della sua esperienza, un pezzo della sua saggezza. Le custodirò gelosamente nei miei ricordi più preziosi e non potrò fare altro che ringraziarvi sempre.

Un grazie particolare al direttore del corso, Gigio, che è riuscito nell’arduo compito di tenerci tutti a bada, faticosamente ma con tanta pazienza ed esperienza. E nonostante un ginocchio malandato che gli ha spesso impedito di arrampicare non ha mai fatto mancare la sua presenza, non ha mai smesso di spronarci, con metodi simpatici e mai eccessivi, fino all’ultimo giorno. Insomma, è un gran bel Direttore! Se mi chiedessero cosa vorrei cambiare di tutta questa emozionante esperienza, non avrei alcun dubbio. Non servirebbe neanche un secondo per rispondere: assolutamente niente! Grazie di tutto e…. ci si vede in parete!

Matteo, felice partecipante del 14° Corso di Arrampicata Libera

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